Capitolo 9. LA NOTTE DEL 1° MARZO 1938…

Marghe si svegliò in piena notte per la molta sete ed il tanto caldo. Probabilmente era stata colpa della pizza che la nonna di Perla aveva farcito all’inverosimile. Uscì così dalla canadese in giardino per prendere una boccata d’aria…

Ad un tratto, però, inciampò in un sasso. Era ancora assonnata. Camminare appena sveglia, per di più di notte, non era così semplice per lei. Però si rimise subito in piedi. Alla fine quella caduta l’aveva anche un pochino svegliata. 

Alzò poi lo sguardo al cielo: la luna che illuminava tutto intorno era davvero fantastica, addirittura materna.

Riprese così a camminare. C’era qualcosa di strano. Non ricordava che per raggiungere l’ingresso della casa dell’amica ci fosse una salita così ripida da percorrere.

Ad un tratto però, qualcosa la fece urlare…

“Peeerlaaaaaaa… Perlaaaaa… svegliati!”.

La cara amica, ancora nel pieno del sonno, sentì un urlo lontano, ma intenso. Inizialmente non capiva se fosse un sogno o se lo avesse sentito per davvero. Quando però si accorse che Marghe non era più lì con lei, preoccupata, corse fuori in giardino. Perla, a quella vista, rimase pietrificata.

Non riusciva ad urlare. Non riusciva nemmeno a rispondere a Marghe. Dalla sua bocca uscirono solo queste parole: “Ma dove siamo finite?”.

Uno strano scenario e lo zampino della fatina…

Davanti a loro e alla canadese si ergeva maestosa una grande collina. Un sentiero alquanto ripido conduceva da qualche parte, ma non capivano dove. Intorno, una distesa di alberi che non assomigliava per nulla a quella del loro giardino in Sardegna.

Capirono subito che non poteva essere un sogno. Così, guardandosi con complicità, le due ragazze iniziarono a cercare la loro amica magica. 

Marghe e Perla: “Araaaaaa… lo sappiamo che sei qui!”.

Della fatina però non vi era traccia. Iniziarono così a percorrere quella ripida salita nel pieno della notte. Proprio a metà strada, però, una luce ancor più chiara di quella della luna le abbagliò.

“Araaaaa sei tuuuuu! Lo sapevamo che questo era l’effetto della tua magia! Che bello vederti!”, dissero ad alta voce le amiche.

Ara: “Ssssshhhh ragazze. Fate piano. Non gridate. Siamo in piena notte e non dobbiamo svegliare nessuno”.

Marghe: “Ma Ara qua attorno ci sono solo alberi! Come fanno a svegliarsi le persone?”.

Ara: “Vedrai presto che non siamo le uniche ad essere qua… inoltre questa notte verrà segnata da un triste evento che ricorderemo e studieremo tutti, voi comprese…”.

Perla, molto curiosa: “Perchè dici così Ara? Dai ti prego, raccontaci cosa è successo. Non farci stare sulle spine come durante il viaggio nella Sardegna sommersa!”.

Ara: “Come sei impaziente Perla. Devi imparare a placare la tua smania. Goditi il corso dei momenti. Anche la scorsa volta, ti ho detto quanto l’attesa accresca il desiderio ed il valore delle cose, così come anche quello dei vari attimi. Se mi dai il tempo necessario, vi spiegherò tutto!”.

Perla: “Sì, scusami Ara. Hai ragione. Me lo avevi già detto, ma a quanto pare è più forte di me. Sono troppo curiosa. Voglio sapere sempre tutto e subito. Cercherò, d’ora in avanti, di contenere il mio impeto. Promesso!”.

Sia Ara che Marghe risero. Perla diceva quelle parole con aria non troppo convinta.

La fatina, continuò così con il suo racconto iniziato e poi interrotto: “Allora, dicevo: oggi sarà un giorno molto triste per gli abitanti di questo posto, ma non solo per loro. Infatti, una persona di grande fama ci lascerà. Lui era già tanto famoso nel suo tempo e lo rimarrà anche dopo. Ma questo ve lo racconterò successivamente”.

Ara era riuscita ad ammutolire le due amiche, finalmente un po’ di silenzio in quella notte cupa e stellata. L’unico rumore che si sentiva era quello dei gufi e delle civette che volavano tra gli alti alberi.

Racconto di un uomo misterioso

Nessuna magia avrebbe aiutato a zittirle, tuttavia il modo pacato ed avvincente della fatina era più forte di qualunque sortilegio. Così, approfittando di quel silenzio continuò…

Ara: “Vedete quel lumino, lassù in alto?”.

Le amiche fecero cenno di sì con il capo.

Proseguì Ara: “Ebbene lì, all’interno di quella grande casa, si addormenterà per sempre un grande letterato, scrittore, patriota”.

Marghe, con pacatezza, domandò: “E chi sarebbe?”.

Ara: “Quel signore ha la bellezza di 75 anni. Fino all’ultimo dei suoi giorni non ha smesso di scrivere. Ha vissuto la sua vita a pieno. Godendo al massimo delle sue gioie, così come indicava lo stile di vita che aveva deciso di fare suo”.

Perla, impaziente, non riuscì a trattenersi: “Va beh Ara, senza troppi giri di parole, ci dici di chi si tratta? Come si chiama questo qui?!”.

Ara, alzando gli occhi al cielo, ma mantenendo sempre la calma, le disse: “Perla tu proprio non ce la fai eh?! Innanzitutto non ci si rivolge alle persone dicendo “questo qui”, a maggior ragione se anziane. Comunque ora ti svelo il suo nome. Lui si chiama Gabriele D’Annunzio. Non lo avete mai sentito nominare?”.

Al pronunciarsi di quel nome le due amiche si voltarono di scatto e, guardandosi negli occhi, esclamarono: “Certo che lo conosciamo! Ci siamo addormentate poco fa proprio studiando la sua vita…”.

Dopo un momento di silenzio, Perla aprí bocca dimenticandosi dell’avviso di Ara riguardo il suo tono troppo alto di voce: “Adesso è tutto chiaro Ara! Hai fatto un’altra magia! Non vorrai farci bere un’altra centrifuga di alghe eh?!”.

Marghe rise e Ara sospirò avendo ricevuto la conferma che niente e nessuno avrebbe potuto placare quell’animo così spontaneo di Perla.

Verso una nuova avventura

Le due ragazze, si accorsero che i ciondoli che Ara aveva donato loro alla fine del loro viaggio nella Sardegna subacquea, si illuminarono. Capirono ancor di più quanto il loro legame fosse stato segnato fin da subito da una magia oltre che da una vera amicizia.

Così, accarezzando i loro gioielli e guardandosi con complicità esclamarono: “Ara siamo pronte per questa nuova avventura!”.

Marghe e Perla, insieme alla loro guida spirituale e turistica Ara, erano diventate una squadra avventuriera perfetta. Le loro vite erano ormai intrecciate.

….

Dopo aver svelato il primo mistero, le tre amiche si diressero verso un albero. Si sedettero lì sotto, al chiaro di luna. Marghe e Perla incrociarono le gambe e appoggiarono i loro visini sulle loro giovani mani. Ara camminava di fronte a loro. Stavolta le sue pinne si erano trasformate in splendide gambe.

La forza della magia era anche questa: trasformarsi a seconda delle esigenze.

Così Ara continuò con il suo racconto.

Ancora una volta il tempo nel mondo degli umani si era fermato, quello non era più l’anno 1994… Le due amiche erano balzate indietro di ben 56 anni. Nemmeno i loro genitori, quel 1° marzo 1938, erano nati!

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