Capitolo 17. RITORNO ALLA REALTÀ

Mancava davvero poco alla fine di quel viaggio. Il ritorno alla realtà era sempre più vicino…

Nel giro di pochi minuti percorsero quella breve salita che le condusse nel punto più alto del parco. Da lì il Lago di Garda era davvero magnifico, grande e luminoso. La luna, prossima a scomparire per cedere il posto al suo amico sole, si specchiava in quell’acqua limpida.

Perla: “Ara, ma qui il panorama è davvero incantevole. Non ho mai visto niente di così magico”.

Ara: “Hai ragione Perla cara, qui il panorama fa davvero perdere il fiato!”.

Marghe era rimasta un pochino più indietro delle amiche. Così, prima ancora che del paesaggio, si accorse di un imponente monumento chiaro, sulla cui sommità lesse:

Gabriele D’annunzio, 1863-1938.

La ragazza si bloccò proprio lì davanti, pietrificata. Ara e Perla la trovarono così, interdetta, con gli occhi sbarrati e la bocca aperta.

Perla: “Marghe, cosa ti succede? Non stai bene?”.

Marghe, che non aveva sentito quella domanda, rimase immobile per altri minuti. Così Perla, in modo del tutto spontaneo, cercò di spostare il suo sguardo nella stessa direzione di quello dell’amica. Dopo che riuscì a posizionare i suoi occhioni nella stessa prospettiva di Marghe, anche lei ebbe la medesima reazione. Inconsciamente una lacrima bagnò il viso di entrambe. 

Così intervenne Ara: “Ragazze, avete notato la scritta lassù prima che fossi io a dirvelo. Scusate, ma la vista del Lago mi ha fatto perdere la cognizione del tempo e dello spazio. Quello che si erge maestoso dinanzi ai vostri occhi è il Mausoleo del vate”.

Perla, con voce rotta, chiese: “Cosa significa Mausoleo, Ara?”.

Ara: “Si tratta di un monumento funebre. In particolare, questo è stato creato sempre dall’architetto di fiducia del poeta dopo la sua morte”.

Marghe così intervenne: “Ma Ara, noi lo abbiamo salutato poco tempo fa. Come può già esistere questo grande monumento? Proprio non me lo spiego”.

Ara: “Marghe, Marghe. Una volta che voi avete varcato la soglia della prioria per uscirne, un’altra magia è avvenuta. Solamente lì dentro vi siete trovate nell’anno 1938, precisamente del giorno 1° marzo. Una volta tornate all’esterno, il tempo è ritornato alla realtà. Per questo sono ricomparsa io!”.

Le amiche non credevano alle loro orecchie. Tutto questo passaggio di epoche le aveva davvero stordite.

Così Ara, per dare loro tempo di riprendersi, continuò il racconto riguardo quel maestoso monumento: “Dovete sapere, inoltre, che questa grande struttura è stata dedicata e creata non solo per D’Annunzio, ma anche come elemento rappresentativo delle vittorie degli Umili, degli Artieri e degli Eroi”.

Sia Marghe che Perla ascoltarono Ara con estrema attenzione. Una volta che la fatina finì di pronunciare quelle parole, iniziò ancora a regnare sovrano il silenzio assoluto. Niente si sentiva se non il soffio del vento che improvvisamente si era alzato in quella collina. 

L’alba di un nuovo giorno

L’alba era ormai vicina, per le ragazze era tempo di tornare alla realtà, prima che i genitori sospettassero di una loro seconda scomparsa.

Però…

Ara: “Ragazze, tra un paio di ore sorgerà il sole, se non siete troppo stanche, ho un’ultima cosa da farvi vedere”.

Perla: “Oh sì Ara! Sono stanca, ma la curiosità è maggiore. Dove ci porterai questa volta?”.

Ara: “Perla, Perla! Prima sentiamo se anche Marghe è d’accordo!”.

Marghe: “Certo certo. Non vedo l’ora di scoprire cosa ci attenderà adesso!”.

Ara: “Perfetto ragazze. Il posto dove vi sto per portare si trova non tanto distante da qui. Tuttavia, per ottimizzare i tempi, che ne dite se utilizzassimo per l’ultima volta il teletrasporto? Così potremmo arrivare prima!”.

Le amiche in coro: “Certo Ara!”.

Una tappa sulle rive del Lago

Si presero un’altra volta per mano. In una frazione di secondo si trovarono proprio sulle rive di quel grande Lago che finora avevano potuto ammirare solamente dall’alto.

La luna era sempre più vicina…

Quella lingua stretta di terra a ridosso dell’acqua, a quell’ora della notte, era davvero bella. Non c’era nessuno per le vie di quel paesino ancora ignoto. Anche le paperelle dormivano con la testa in mezzo alle loro ali, galleggiando sul lago. 

Ara: “Eccoci qui ragazze. Siete mai state in questo posto prima di ora?”.

Entrambe scossero il capo.

Ara: “Ottimo! Questo piccolo paesino si chiama Salò. Guardate lassù!”.

Così la fatina indicò alle ragazze la direzione in cui osservare.

Ara: “Il Vittoriale degli Italiani, del nostro amico Gabry, in linea d’aria, si trova proprio là dietro. Non siamo tanto distanti. Così, se un giorno avrete voglia di venire a fare un giro senza di me, saprete la strada da percorrere!”.

Sia Marghe che Perla erano agitate, contente e soddisfatte di quella nottata densa di emozioni, paure, pianti ed insegnamenti.

Decisero di sedersi su una panchina, per poter meglio ammirare quell’acqua limpida ed illuminata dalla luna che stava, piano piano, sparendo sempre di più.

Così Ara continuò: “Salò è un piccolo paesino italiano della provincia di Brescia. Dovete sapere che il suo nome non ha mai avuto una chiara derivazione. Diversi studiosi hanno rilasciato differenti ipotesi in risposta, tuttavia nessuna è stata decretata come ufficiale. Fatto sta che, anche questo luogo, ha un’incredibile carica storica”.

Perla: “In che senso, Ara?”

Ara: “Cara Perla, Salò, negli ultimi anni della terribile Seconda Guerra Mondiale, è stata sede di alcuni ministeri della Repubblica Sociale Italiana, meglio nota, appunto, come Repubblica di Salò”.

Marghe: “E cosa sarebbe?”.

Ara: “Fu il regime, esistito tra il settembre 1943 e l’aprile 1945, voluto dalla Germania nazista e guidato da Benito Mussolini, al fine di governare parte dei territori italiani controllati militarmente dai tedeschi dopo l’armistizio di Cassibile. Ma questa terribile realtà storica la scopriremo, probabilmente, in un altro momento. Ora si è fatta quasi l’alba ragazze. E’ tempo di rincasare!”.

Realtà di casa e…

Le tre amiche si alzarono da quella panchina, dirette verso un maestoso albero, simile a quello in cui si erano fermate per ascoltare i racconti di Ara all’inizio di quella loro seconda avventura. Non appena lo raggiunsero, tutto intorno ritornò alla normale realtà. La loro nuova tenda ricomparve, così come anche la casa di Perla.

Il sole ormai aveva preso il posto della luna, era ormai l’alba.

Le amiche si appoggiarono al tronco dell’albero nel giardino, quando ad un certo punto, qualcosa cadde sulla testa di Perla…

Perla: “Ahia! Che dolore! Cosa è stato?”.

Marghe, che aveva visto qualcosa cadere dalla chioma di quella pianta, si spostò e, proprio al suo fianco, notò qualcosa.

Marghe: “Perla, Perla! Guarda!”.

Perla, mentre si strofinava la testa, si girò: “Marghe, ma… è un melograno questo, proprio come quelli di pietra che abbiamo visto sulla scalinata della prioria di Gabry! Ma come è possibile? Questa pianta non è da frutto!”.

Così intervenne Ara: “Ragazze mie, il melograno è stato eletto dal vostro amico Gabry come emblema di sé, simbolo di abbondanza e fertilità!”.

Sia Marghe che Perla capirono che quella caduta non poteva essere casuale. Era un segno del loro nuovo amico. Gabry voleva dire loro che tutto ciò che avevano vissuto era stato reale, che lui sarebbe stato loro amico per sempre. 

Così, nel primo calore del mattino le due ragazze salutarono Ara, che sparì nel nulla. Decisero, prima di fare colazione, di iniziare la lettura del romanzo che tanto aveva reso famoso D’Annunzio, Il Piacere. Aprirono il libro e, in una pagina a caso, lessero ad alta voce: 

“Bisogna fare la propria vita come si fa un’opera d’arte. Bisogna che la vita di un uomo d’intelletto sia opera di lui. La superiorità vera è tutta qui”.

Da quelle parole, cariche di significato, capirono molto di più come avesse vissuto la sua vita il grande vate ed anche i motivi che lo avevano spinto ad avere una dimora così sfarzosa. 

Immerse nei loro pensieri sentirono improvvisamente una voce in lontananza che le fece ritornare una volta per tutte alla realtà: “Perlaaa, Margheee! Svegliaaaa! I biscotti sono pronti!”.

Era la cara nonna che avvisava le due inseparabili amiche della colazione in tavola. Erano già le 9 del mattino, non se ne erano nemmeno accorte. 

Quando si sta bene, ci si diverte e non si hanno pensieri, il tempo vola… anche senza teletrasporto!

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