Capitolo 15. TEMPO DI SALUTI

Il giro nella prioria pareva essere giunto al termine, era quasi arrivato il momento dei saluti…

D’Annunzio: “Ragazze, dimenticavo di farvi vedere la parte più conviviale della mia umile casa!”.

Marghe e Perla si guardarono perplesse, quella dimora non finiva proprio di stupirle.

Giunsero nella sua immensa sala da pranzo, collegata alla cucina tramite un passaggio interno. Anche questa particolarità era stata studiata proprio da D’Annunzio. Solo in questo modo il personale della prioria non si sarebbe mai incontrato con gli ospiti lì presenti.

Marghe e Perla: “Wooow! Che tavolo gigante Gabry!”.

D’Annunzio: “Anche la sala da pranzo ha un suo nome specifico, ho deciso di chiamarla Stanza della Cheli.

Perla: “Che nome è mai questo?”.

D’Annunzio: “Ahahah! Questo strano nome è preso da quella tartaruga che vedete proprio laggiù!”.

Le amiche si avvicinarono. Non avevano notato che la tartaruga fosse stata messa all’estremità sinistra di quella lunga tavola apparecchiata.

Perla: “Come mai proprio una tartaruga? Non capisco!”.

D’Annunzio: “Cheli, la mia tartaruga, era stata un dono della marchesa Luisa Casati. Solitamente sono animali molto longevi, la mia Cheli però è morta a causa di una indigestione”.

Marghe: “Veramente?!”.

D’Annunzio: “Ebbene sì mia cara Marghe. Aveva mangiato troppe tuberose”.

Perla: “Ok Gabry. Io però ancora non capisco perchè tu l’abbia voluta mettere proprio a capotavola. Con tutta sincerità, avrei un po’ di ansia a mangiare con una tartaruga che sembra mi controlli in continuazione!”.

D’Annunzio, sempre più divertito: “Perla, in effetti la tua osservazione è corretta! E’ stata messa lì proprio come rimprovero all’ingordigia e anche come sorta di ricordo per i commensali della sua brutta sorte, con l’intento di esortarli a non abbuffarsi troppo”.

Marghe e Perla alla parola abbuffarsi si guardarono immediatamente. Scappò loro da ridere. Entrambe, infatti, erano buone forchette. Amavano mangiare e, alle volte, capitava pure che lo facessero senza usare troppa cognizione. A Perla, venne subito in mente il viaggio nella Sardegna subacquea. Pensò alle pizzette, alla fregola di mare che non aveva potuto mangiare, all’aperi-tonno e alle ultime prelibatezze cucinate dalla sua cara nonna.

Così, con quell’ultima sala, terminò il loro strano ed attempato tour.

Tristi, ma sinceri saluti…

D’Annunzio: “Ragazze mie, è giunta l’ora che io vi porga i miei saluti. Si è fatta notte fonda ormai ed io incomincio a sentirmi davvero stanco e… strano. Non vi dispiace vero se vi abbandono?!”.

Marghe: “Assolutamente no Gabry, anzi, grazie per averci fatto conoscere il tuo mondo e soprattutto per averci rese protagoniste del riassunto della tua vita. Sicuramente studiare le tue opere e la tua biografia a scuola risulterà molto più semplice ora. Ad ogni modo questo segreto non lo sveleremo a nessuno!”.

Perla: “Marghe ha ragione. Grazie davvero di tutto!”.

D’Annunzio: “Siete due giovani in gamba. Sono sicuro che la vostra amicizia vi aiuterà ad arrivare molto lontano. E’ stato un immenso piacere per me avervi conosciute. Sarà la vecchiaia, sarà questa stranezza che mi sento appresso, ma per qualche ora in tutta la mia vita mi sono sentito libero da qualunque formalismo. Mi sento davvero un uomo sereno e nuovo. Tutto questo grazie a voi e alla vostra allegria!”.

Le due amiche si commossero. Sentivano che quelle parole erano cariche di sincerità. Anche se per poco, avevano come la sensazione di essere davvero entrate nel cuore rigido di quel personaggio tanto importante che, in questo caso, si era fatto conoscere più nelle sue vesti di persona che di personaggio.

Dovete sapere che, dopo essersi ferito ad un occhio durante la Prima Guerra Mondiale, il suo solare vitalismo si era piano piano spento. Quella dimora divenne per lui un luogo sicuro in cui potersi rifugiare, infatti, non avendo più la possibilità di viaggiare ed osservare con i suoi stessi occhi, l’unica soluzione per lui fu quella di guardare attraverso la mente. Così fece con la creazione della sua ultima opera “Il Notturno”, così continuò a fare con quelle due ragazzine. Quello fu un vero e proprio viaggio nei ricordi, l’ultimo in assoluto. Stavolta era proprio il suo occhio interiore ad aiutarlo a rivivere e rivedere le immagini di tutta la sua immensa vita.

Saluti alla Vita

La vicinanza con la morte (e i cari saluti alla vita) si faceva sempre più piccola. Tuttavia, quelle due ragazze erano riuscite, con i loro semplici modi di fare, a farlo ridiventare la persona solare di sempre, quella che amava la propria vita a tal punto da viverla appieno, come se si trattasse di una vera opera d’arte.

D’Annunzio: “Una volta uscite dalla mia prioria, se vorrete, potrete continuare la vostra scoperta. Un enorme parco vi aspetta”.

Perla: “Gabry, ma qui è tutto buio. Se ci inoltriamo nel parco da sole rischiamo di perderci”.

D’Annunzio: “Certo Perla, hai assolutamente ragione. Ma il buon saggio ha già pensato ad una soluzione. Non appena sarete nel giardino antistante la mia prioria, un gruppo di lucciole illuminerà il vostro cammino. Seguitele, con loro non vi perderete!”.

Così, uscirono da quella grande casa. Si voltarono per porgere i saluti al loro nuovo amico e per rinnovare i ringraziamenti, ma… di lui non vi era più alcuna traccia.

I melograni si animano

Una volta uscite dalla casa, si accorsero però che uno dei melograni di pietra, che avevano già notato all’inizio di quel percorso, si era tinto di rosso. Non capivano perché….

Marghe: “Perla, hai visto che quel frutto si è colorato?”.

Perla: “Si Marghe, ho notato. Non capisco cosa possa voler dire!”.

Con questo dubbio, seguirono così quello sciame luminoso, passando alla destra della prioria. Le due amiche si trovarono circondate da fiori e magnolie. La natura, inoltre, si mischiava con le opere dell’uomo: statue, bronzi, massi dei monti della Grande Guerra, fontane e putti ed anche un piccolo santuario in cui il Poeta-Eroe voleva celebrare le imprese di Fiume.

La Limonaia

Poco più giù, le due giovani notarono una distesa di limoni. Quella era la tanto nota Limonaia. Bassi muretti in pietra scandivano il ritmo di quegli alberi simmetricamente posizionati. Statue del tardo settecento ritmavano quella immensa vastità naturale. Tutto era rivolto verso il Lago, proprio come l’anfiteatro di cui poterono godere la magnificenza non appena arrivate. Poco più in basso, poi, videro un vasto frutteto.

Marghe: “Perla è davvero incantevole la vista da questo giardino. Questo posto è davvero magico. Cosa ne dici se facessimo una breve pausa?”.

Perla: “Si Marghe, sono d’accordo per la pausa. Questa mini-gita mi ha anche fatto venire un piccolo languorino”.

Marghe, che già aveva capito le intenzioni dell’amica le disse: “Perla non lo fare!”.

Troppo tardi…

Perla: “Porca paletta ma è aspro questo coso!”.

Marghe, scuotendo la testa: “Eh certo Perla, sono limoni. Cosa pensavi di aver messo sotto ai denti?!”.

Perla, con espressione schifata: “Ecco perchè avevano la buccia così dura, credevo fossero pompelmi!”.

Marghe non riusciva a smettere di ridere. La sua amica era la solita sbadata. Così passarono ancora un po’ di tempo lì, a contemplare quel magnifico panorama, prima di continuare il loro cammino verso il resto del giardino e porgere i loro saluti a quel posto incantato ed incantevole.

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