Capitolo 13. STANZE DENSE DI EMOZIONI

Le nuove stanze saranno per le due ragazze una scoperta incredibile…

I tre nuovi amici ripresero il loro giro delle stanze proprio partendo dalla camera da letto di D’Annunzio. Quella stanza si chiamava “Stanza della Leda”. Essa prendeva il suo nome da un grande gesso, posto sul caminetto lì presente, che raffigurava Leda, amata da Giove, mentre si trasforma in un cigno. Anche in quel “dormitorio” Marghe e Perla notarono l’eclettismo. Gli oggetti erano vari e numerosi: si passava dagli elefanti in maiolica cinese, ai piatti arabo-persiani, ai bronzi cinesi, alle maioliche azzurre, ai mobili in stile orientale. Osservavano tutto ciò che le circondava con grandissimo stupore e tanta ammirazione.

Persero nuovamente le parole…

D’Annunzio, così, sciolse il ghiaccio: “Amiche mie, questa è la mia camera da letto, la Stanza della Leda. Sapete chi è Leda?”.

Marghe, meno timorosa rispetto a qualche minuto prima, rispose: “Se non ricordo male dovrebbe essere un personaggio della Mitologia Greca. Me ne parlava spesso la mia nonna, lei è una grande appassionata del periodo classico, soprattutto greco!”.

D’Annunzio: “Ottimo Marghe. I tuoi ricordi e gli insegnamenti della tua cara nonna sono proprio da 10, brava! Leda fu regina della famosa città di Sparta. Figlia di Testio e di Euritemi, sposò Tindaro e fu madre di Castore, Polluce, Elena, Clitennestra, Timandra, Filonoe e Febe. Le tradizioni ed alcuni mitografi sostengono che alcuni dei suoi figli siano stati concepiti con Zeus anziché dal marito”.

Perla: “Wooow, adoro queste storie mitologiche. Mi affascinano da sempre. Non vedo l’ora di poterle studiare a scuola. Senti Gabry, ma cosa c’entra quel cigno?”.

D’Annunzio: “Te lo spiego immediatamente Perla. La leggenda narra che Zeus, innamoratosi di Leda, si trasformò in un cigno per potersi accoppiare con lei sulle rive del fiume Eurota. Proprio lì, pare che la donna depose un uovo, dal quale uscirono i figli Elena e Polluce…”.

Le ragazze seguirono con meticolosa attenzione quei racconti. Il vate aveva quel modo ipnotico di raccontare, tale per cui risultava impossibile farsi distrarre. Salvarono tutto nelle loro testoline, ancora veloci nell’assimilazione e nell’elaborazione di concetti nuovi.

D’Annunzio: “Ragazze, ora però proseguiamo per davvero!”.

La veranda dell’Apollino

Giunsero in una veranda strana. In apparenza alle ragazze sembrò un qualcosa di staccato dal resto delle stanze. Avevano come la sensazione che fosse stato aggiunto in un secondo momento. E non si sbagliavano…

Quella stanza era chiamata “Veranda dell’Apollino”. Si trattava di un ambiente piccolo aggiunto alla struttura originaria della Villa dall’architetto di fiducia del vate, il signor Maroni.

Perla, con la sua solita curiosità esuberante, chiese: “Ma a cosa serve questa cosa? Sembra quasi di essere in quelle verande delle pizzerie, quelle stanze di legno intendo. Quelle che servono per allargare gli spazi dico. Hai presente Gabry?!”.

D’Annunzio era frastornato, quella velocità con cui Perla parlava lo destabilizzò. Tuttavia le disse: “Perla, frena il tuo entusiasmo. Vedo che la tua paura e la tua soggezione sono sparite. Mi fa piacere. Non ho idea di cosa siano le pizzerie, ma ho sentito parlare della pizza Margherita. Se non erro, si tratta di un piatto che ha preso piede proprio qualche decina di anni fa, credo nel 1889. Ma torniamo a noi… La veranda l’ho assolutamente voluta perché doveva fungere da schermo alla luce del sole che entrava in modo diretto e violento, a parer mio, all’interno della mia dimora, in particolare nella mia stanza da letto!”.

Quella stanza era per il vate un luogo importante. Lì, appena dopo aver varcato la porta, precisamente alla sinistra, su di un tavolino erano appoggiate due cornici con due fotografie in bianco e nero.

Stavolta fu Marghe a parlare, in modo più tranquillo rispetto a Perla: “Ma, io vorrei chiedere… se non sono troppo invadente… cioè alla fine è solo una mia curiosità… non vorrei essere inopportuna….”.

D’Annunzio: “Marghe, chiedimi pure tutto ciò che desideri. Fai conto che io sia la vostra guida turistica. Alla guida si possono fare tutte le domande del caso e senza alcun timore!”.

Marghe: “Certo, grazie. Ero solo curiosa di sapere chi fossero quelle due donne li”.

Al poeta vennero gli occhi lucidi. Ma, essendo un uomo di altri tempi, combattente e patriottico, non poteva, secondo la sua educazione, lasciarsi andare a commozioni, non davanti a quelle due giovani fanciulle. Così disse, con la voce un pizzico rotta: “Sono due donne davvero importanti per me. Una è mia madre. L’altra è la mia cara Eleonora, la donna di cui vi ho parlato poco fa. Ricordate?”.

Le due amiche annuirono, non volevano invadere quel momento carico di emozioni e di ricordi. Non volevano nemmeno chiedere altro. Avevano pensato (senza dirselo) di non forzare il racconto di cose così intime, così private, così, sentimentalmente parlando, elevate. Preferivano fosse lui, nel caso l’avesse voluto, a narrare in modo disinvolto il suo passato. La spensieratezza, la libertà e la spontaneità del racconto di determinati eventi hanno un fascino completamente diverso rispetto a quello che una persona può dire rispondendo al solito questionario da comari.

Lasciarono la veranda e continuarono, in silenzio, la loro scoperta delle altre stanze.

Un bagno insolito e… moderno!

Il vate fece vedere loro persino il suo bagno privato. Era un bagno completamente blu. Super moderno per i tempi e suddiviso alla francese.

Volete sapere cosa significa?

In una delle due stanze vi era la toilette. Nell’altra, invece, il lavandino, il bidet e la vasca da bagno.

Altare delle due età

Arrivarono poi in un luogo strano. L’atmosfera era mistica e la luce era fioca. Una cosa più di altre colpì le due ragazzine. Nessuna delle due, però, riuscì a rompere il ghiaccio che, anche di poco, si era ri-creato.

Così, ancora una volta, intervenne lui: “Ragazze, non spaventatevi. Io so bene cosa vi ha colpite e allo stesso tempo stranite. Si tratta di quel letto laggiù vero?”.

Le amiche fecero di sì con il capo.

D’Annunzio allora continuò: “Quì ci troviamo nella stanza del lebbroso. Sì, non sbarrate gli occhi, si chiama proprio in questo modo. Quel lettino laggiù, sopra quello che sicuramente vi ricorderà l’altare delle chiese, ho deciso di chiamarlo “altare delle due età”. Perchè questo strano nome?! Perchè, come potete osservare, ricorda sia una culla che una bara”.

Marghe e Perla sgranarono ancor di più i loro occhi. Avevano provato a trattenere questa loro naturale reazione, ma non appena sentirono quella spiegazione, far come se nulla fosse risultava davvero impossibile. D’Annunzio era molto divertito. Anche lui, così come Ara nel viaggio in Sardegna, apprezzava molto la loro giovane spontaneità. 

D’Annunzio: “Non spaventatevi amiche mie. Sapete, io sono un tipo strano. Però non sono pericoloso. Questo è per me un luogo di meditazione. Mi rifugio qui ogni volta che ricorrono eventi tristi della mia vita. Quel letto è stato voluto da me. Quando morirò, vorrei che, durante la veglia, mi mettessero lì. La nascita e la morte sono strettamente collegate: dove tutto inizia e dove tutto finisce. Come potete notare, si trova in una posizione sopraelevata grazie ai tre gradini…”.

Come ogni vip che si rispetti, il vate voleva rimanere protagonista fino alla fine. Voleva che tutti, lo potessero venerare. Proprio come se fossero spettatori di quel triste spettacolo.

Quel percorso si faceva sempre più carico di emozioni. Marghe e Perla non sapevano ancora se prevalesse lo straniamento o la meraviglia. Forse erano ancora troppo piccole per poter capire quanta fortuna avessero nell’ascoltare quei racconti in prima persona, da un personaggio così importante.

Proseguirono così il loro cammino nelle stanze. Attraversarono un corridoio stretto. Alle pareti le due amiche notarono 14 quadretti. In ognuno di loro vi era rappresentata la figura di Gesù con la croce.

Si trattava del Corridoio della via Crucis.

Lo attraversarono in silenzio, ammirando il cortile interno che si faceva vedere da quelle grandi finestre. Poi giunsero in una nuova parte della prioria…

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