Capitolo 12. UN D’ANNUNZIO MAI VISTO PRIMA

L’illustre poeta D’Annunzio si presentò dinnanzi alle due amiche in vesti non troppo formali. La sua camicia da notte era lunga fino alle caviglie. La sua testa, priva di capelli, era coperta da una cuffietta dello stesso colore del pigiama. La luce elettrica illuminava quelle stanze buie. Ebbene sì, era molto lungimirante D’Annunzio. In tutta la sua dimora aveva fatto installare un piano elettrico molto moderno. Addirittura, in una cabina appositamente creata, aveva fatto mettere un telefono. Il suo numero personale era: 104.

Le due ragazzine si sentivano in soggezione. La piccolezza di quell’uomo era compensata da quell’aura di sicurezza che emanava. Anche Perla, per un momento, riuscì a rimanere zitta.

D’Annunzio: “Ragazze, sono proprio io, in carne ed ossa. Non sono propriamente presentabile, ma in realtà vi aspettavo questo pomeriggio. Ero rimasto d’accordo così con Ara. Sapete, dato che sono solito accogliere i miei ospiti durante il giorno, ho pensato che fosse giunta l’ora di mettermi in tenuta da letto, essendo ormai troppo tardi. Non amo che “estranei” rimangano a soggiornare durante la notte. Il mio motto è da sempre: venire sì, ma andare entro sera”.

Le due ragazze lo ascoltavano a bocca aperta. Il suo modo di parlare, insieme al suo tono di voce avevano quell’effetto su di loro. Tuttavia, ancora non capivano cosa Ara avesse in comune con lui. Perla, la più coraggiosa delle due, glielo domandò.

Perla: “Signor vate, signor D’annunzio, signor…”.

D’Annunzio ridendo: “Ragazzina cara, non c’è bisogno che tu mi dia tutti questi appellativi fin troppo seriosi. Siamo in casa mia, nel bel mezzo della notte e ci troviamo in una situazione molto particolare. Poi, devo dire la verità: a primo impatto mi state davvero molto simpatiche. Per questo motivo, farò un ultimo strappo alla regola concedendovi di chiamarmi Gabry, con la lettera ip-si-lon!”.

Marghe e Perla erano senza parole, erano invase da una miriade di sensazioni strane, che non riuscivano proprio a spiegarsi. Si sentivano a loro agio, ma allo stesso tempo, quando pensavano al personaggio che avevano davanti, questa loro tranquillità si trasformava in un pizzico di timore.

Tuttavia, Perla riprese coraggio e disse: “Ne è davvero sicuro? Possiamo seriamente chiamarla Gabry? Deve sapere che nel nostro periodo… cioè nell’anno vero… cioè quello in cui realmente abitiamo, si inizia a parlare di un altro Gabry che ha da poco iniziato la sua carriera. Però lui fa il Dj, cioè non so se lei… sa… non vorrei…”.

D’Annunzio: “Perla, rilassati. Spiegami le cose con calma, non aver paura!”.

Marghe, nel mentre, guardava prima uno e poi l’altra, proprio come se stesse assistendo ad una partita di ping-pong.

Così Perla, dopo aver respirato profondamente, riprese a parlare: “Sì, d’accordo. No, stavo dicendo che nella nostra realtà conosciamo un Gabry, ha iniziato da poco la sua carriera come Dj. Sa, i Dj sono quelli che fanno cose strane con la musica. Non credo che nel 1938 esistessero (o esistano?!). Ma, cambiando un attimo discorso, come fa a conoscere il mio nome?!”.

D’Annunzio, sempre più divertito: “Ara, lei è l’intermediaria di tutti. Lei è dovunque, in qualunque momento. Rappresenta l’anima di coloro che abbiamo amato. Lei è la guida che accompagna, chi se lo merita, verso conoscenze inesplorate, verso mondi paralleli. Il suo nome è si riconoscibile da chi sa della sua esistenza, ma c’è di più… io so che Ara, quando parla con me, parla con il cuore della mia amata Eleonora. La mia Eleonora. La mia musa velata, che da sempre mi assiste, nonostante sia scomparsa da tanto tempo”.

Marghe rimase in silenzio per tutto quel tempo. La sua timidezza, soprattutto a cospetto di un personaggio illustre come D’Annunzio, ebbe la meglio. Tuttavia, la sua spiccata sensibilità, una volta ascoltate le parole pronunciate dal poeta, le fecero scendere una lacrima. Pensava alla sua nonna lontana. Le mancava davvero tanto. Quella percepita nostalgia la sentiva anche sua. Il vate si accorse di quella lacrima che, in contrasto con la luce soffusa dell’interno e quella della luna, era sembrata un luccichio.

Così intervenne D’Annunzio: “Cosa succede dolce Marghe? Perché questa lacrima? Ho forse detto qualcosa di sbagliato? Se così fosse, me ne scuso”.

Marghe a voce bassa e un pochino tremante rispose: “N-n-o… non si deve scusare. E’ colpa mia e della mia maledetta sensibilità. Non volevo interrompere il suo incredibile discorso. Mi voglia scusare lei, signor vate”.

D’Annunzio: “Marghe cara, non devi assolutamente scusarti. Non devi neppure vergognarti della tua sensibilità. Essere emotivi non significa essere deboli. Non esiste uomo o donna che non piangano, che non abbiano i loro momenti bui e difficili. Anzi, ti dirò di più… Chi non riesce a fingere e a nascondere le proprie debolezze è il più coraggioso tra i coraggiosi!”.

La ragazza ascoltò attentamente quelle parole. Il vate, per Marghe, ma anche per Perla, si era magicamente trasformato in un amico. Era uscita una parte di lui che mai avrebbero immaginato. Dai libri di storia o da quelli di letteratura queste sfumature assolutamente umane non trapelano e non trapeleranno mai. Lo sentirono davvero vicino a loro, come se fosse un loro zio diciamo. Il nome Gabry, per le due amiche, gli si addiceva molto di più rispetto a D’Annunzio o a qualunque altro tipo di appellativo come: vate, poeta, illustrissimo.

Lì, nonostante la timidezza e la soggezione iniziale, le due amiche iniziarono a sentirsi come a casa.

“Cosa ne dite, continuiamo insieme la visita alla mia prioria? Vi va?”, continuò D’Annunzio.

“Certo signor Gabry, molto volentieri!”, risposero in coro.

“Benissimo allora: proseguiamo! Ah e mi raccomando: niente signor, niente vate, niente di questi nomignoli che mi hanno ormai stufato. Chiamatemi Gabry e datemi del tu!”, rispose ironicamente D’Annunzio.

“Va bene Gabry, dunque dove ci porterai adesso?!”, dissero insieme le due amiche.

“In un posto dove vedrete con i vostri stessi occhi la foto di due donne molto importanti per me, una di loro è proprio la mia amata Eleonora!”, rispose D’Annunzio con una luce negli occhi mai vista finora.

Così, proseguirono il loro itinerario, con il cuore più leggero e l’agitazione che, minuto dopo minuto, iniziava a svanire nel nulla.

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