Capitolo 11. ALLA SCOPERTA DELLA PRIORIA

Quella salita verso la prioria era davvero ripida. La strada sembrava più lunga di quanto in verità non fosse. Marghe e Perla arrivarono nel primo spiazzo di quella dimora contornata da alberi fitti ed alti, talmente alti che sembrava toccassero il cielo. Una volta varcato il cancello, decisero di sbirciare per vedere cosa ci fosse alla loro destra.

3,2,1… una vera magia!

Ma stavolta non nel vero senso della parola.

Un incredibile anfiteatro, proprio come quello degli antichi greci, era stato creato in una posizione strategica. Esso si affacciava proprio sul lontano Lago. 

Alla vista di quello spettacolo, sia Marghe che Perla rimasero incantate. Le parole e i loro alti toni di voce si erano fatti immediatamente silenziosi. Erano talmente sbalordite che, senza nemmeno accorgersene, si sedettero sui primi scalini di quella struttura. Ammirarono, senza parlarsi nemmeno un secondo, quella vista incantevole, proprio come accade agli amanti dell’arte quando si trovano al cospetto di un’opera.

Dopo qualche minuto di pura contemplazione, Ara destò i loro spiriti.

Ara: “Ragazze, ci siete? Prontoooo?”.

Marghe: “Ara ma quì è davvero fantastico. Non avrei mai immaginato che potesse esistere uno spettacolo del genere!”.

Perla: “Marghe ha ragione. Sono riuscita a stare in silenzio anche io!”.

Ara: “Visto che siamo vicine, siete curiose di scoprire dove si trova la casa del Vate?”.

Perla, curiosa come non mai, risvegliata dalla meraviglia, disse: “Certo Ara, siamo venute qui apposta, dato che tu prima non ci hai voluto rivelare niente!”.

Finalmente verso la prioria

Così le tre amiche abbandonarono quel silenzioso ed imponente anfiteatro per dirigersi verso la nota prioria.

Si trovarono di fronte all’ingresso. Un portone maestoso si aprì. Sette scalini dorati si mostrarono davanti a loro, così Marghe e Perla li percorsero. Tra il terzo ed il quarto si fermarono dopo aver notato che il passaggio era diviso da un insolito pilastro sulla cui cima era stato creato un cesto contenente melograni, anche questi di pietra. Una volta raggiunta la soglia del vero ingresso, si accorsero che la porta non era chiusa. Così entrarono.

Ara le aveva abbandonate, la sua figura luminosa non si vedeva più. A differenza dello scorso viaggio decise di responsabilizzare le due adolescenti, lasciandole sole in quel luogo sconosciuto. Voleva vedere se le sue raccomandazioni riguardo i loro animi agitati e smaniosi avevano avuto un qualche effetto. D’altronde, con i suoi poteri magici, ritornare per un rimprovero era questione di pochi secondi.

Una volta entrate nella prima stanza della prioria, Marghe e Perla per prima cosa si accorsero, alla destra dell’ingresso, di una scritta in versi che citava:

“Al visitatore

Teco porti lo specchio di Narciso?

Questo è piombato vetro, o Mascheraio.

Aggiusta le tue maschere al tuo viso,

ma pensa che sei vetro contro acciaio”.

Quelle parole erano, per le due amiche, versi incomprensibili. L’unica cosa che venne loro in mente era che fossero rivolti agli ospiti, probabilmente ad un ospite in particolare… forse erano versi che riguardavano anche loro?

Prima stanza: una sala d’attesa?

Sia Marghe che Perla osservarono attentamente quella stanza. Pareva di essere in una sala d’attesa, un po’ come quando la mamma le portava dal dottore. Ma quel luogo non era così spoglio e freddo come la saletta del loro medico, anzi…

Osservarono le pareti, in ognuna di esse vi era una miriade di libri.

Perla esordì dicendo: “Quanti libri! Ce ne saranno 900!”.

Marghe alzò poi lo sguardo al soffitto: “Perla, guarda! Il lampadario è bellissimo e coloratissimo. Assomiglia a quello che ha la mia nonna in sala. Se non ricordo male è fatto con il vetro di Murano. Devo dire che questo gli somiglia molto!”.

Decisero così di proseguire. Erano sempre più curiose.

Strane vetrate gialle e strumenti musicali…

Nella seconda sala della prioria si accorsero di due pianoforti e di altri strumenti musicali. L’arredamento era davvero strano e tutt’altro che minimale. La sensazione che ebbero le due amiche fu quella di essere all’interno di una stanza in cui più realtà decoravano quello spazio. Poi si accorsero di particolari vetrate gialle.

Così Perla disse a voce bassa: “Marghe, ma quelle vetrate assomigliano tanto a quelle di cui D’Annunzio parla nel suo grande romanzo, Il Piacere. La professoressa ci aveva detto di iniziarne la lettura e sono sicura che quelle siano la riproduzione reale di quello che lei aveva letto in classe durante la prima lezione!”.

Marghe: “Davvero Perla? Io devo ancora arrivarci a quel punto. Altrimenti sono sicura che me ne ricorderei”.

Perla: “La professoressa ci aveva parlato anche di qualcos’altro. Quello strano termine iniziava con la E, ma ora mi sfugge. Porca paletta!”.

Marghe: “Con la E?”.

Perla: “Sì, proprio così, EEEEEEE…CCCC… Eclettismo! Ecco qual era la parola!”.

Marghe: “Hai ragione Perla! Ne ha parlato anche nella mia classe. Il noto gusto eclettico di D’Annunzio. Il mix di oggetti di varie provenienze. Ecco, questa stanza ne è davvero la prova!”.

Perla: “Comunque Marghe, oggetti strani e diversi a parte, quegli strumenti musicali sono messi qui come se volessero dirci qualcosa”.

Marghe: “E cosa dicono?!”.

Perla: “Ma ho la sensazione che questa sia la stanza della musica, quella dedicata alla sua amata, dove solo lei poteva suonare… altrimenti non mi spiego la loro presenza qui”.

Un mappamondo di enormi dimensioni!

Così andarono avanti. Avevano la sensazione che quella casa nascondesse tanti misteri. Il primo in assoluto era proprio il padrone, il priore o, come molti lo chiamavano, il Vate. Di lui, per ora non vi era alcuna traccia. Le due amiche però, per un momento si dimenticarono di lui, erano distratte da tutti quegli oggetti.

Giunsero in una nuova zona della prioria. La prima cosa che notarono fu il grandissimo mappamondo al centro della stanza. Notarono, poi, posizionato tra due finestre, uno strano organo. Aveva due piccole tastiere, una sopra all’altra. Non avevano mai visto uno strumento musicale di quel tipo, prima di quel momento. Quando volsero lo sguardo alla loro altezza, ma anche più su, si accorsero di una cosa che le fece rimanere senza parole… per la seconda volta nel giro di poco tempo!

Una miriade di libri tappezzava quelle pareti. Le amiche si trovavano proprio nel loro habitat naturale, a loro non sembrava vero. Per qualche secondo pensarono di sognare. Così il rito del pizzicotto non mancò di farsi vivo. Entrambe il bruciore lo sentirono bene… non era un sogno!

Ed ecco a voi…

A fianco di quella biblioteca immensa e spettacolare vi era una stanza strana. Aveva l’aria, anche questa, di essere una specie di stanza a sgabuzzino, non proprio di attesa. Si accorsero, in un angolo alla sua sinistra, di una fornitissima farmacia. 

Così Perla, che di peli sulla lingua non ne aveva proprio, esordì dicendo: “Marghe, hai visto quante medicine? Il vate doveva avere proprio paura della morte, altrimenti tutti questi intrugli impensabili non me li spiego!”.

Rovistarono poi nei vari armadi e si accorsero che nei cassettoni erano stati riposti dei mutandoni bianchi, giganti e profumati, proprio come se fossero appena stati lavati. Così capirono perfettamente che quella casa era davvero abitata.

Stavano per proseguire il loro cammino, quando ad un certo punto un cigolio di porta rumoreggiò per tutta la stanza. Insieme al suono un lume di candela fece andare via il buio intorno.

“Pensavo sareste venute nel pomeriggio a far visita alla mia prioria. Avevo fatto preparare alla cuoca degli ottimi manicaretti. Niente, sarà (forse) per la prossima volta!”.

Un piccolo ometto in tenuta da notte, che non superava il metro e sessanta, con due baffetti riconoscibilissimi da tutti, apparve davanti alle due amiche che in risposta riuscirono solo a dire:

“Lei… Lei… sarebbe il signor D’Annunzio?!”.

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